
di Alessio Cozzolino
Drops for the future, progetto avviato dall’Osce e da Cnh, ottimizza l’uso delle risorse idriche nell’agricoltura. «Serve un cambiamento culturale», spiega Daniela Ropolo, head os dudtainability dell’azienda
Che cosa significa essere uno dei Paesi più popolosi dell’Asia centrale e dipendere dall’acqua che arriva oltre confine? E se quel bene, così scarso e prezioso, finisse per essere sprecato? In Uzbekistan questa contraddizione è realtà da anni. Negli ultimi tempi, però, si stanno sperimentando nuove soluzioni, soprattutto in ambito agricolo. Lo dimostra l’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – che ha avviato con Cnh il progetto “Drops for the Future” (dall’inglese, “Gocce per il futuro”). L’iniziativa è dedicata alla gestione sostenibile delle risorse idriche: è stata presentata al Festival di Pianeta 2030 ed è la prima collaborazione tra l’Osce e un’azienda attiva nel settore delle tecnologie agricole. «In Uzbekistan, uno dei problemi principali è legato alle pratiche di irrigazione: si utilizza spesso più acqua di quella realmente necessaria alle colture», osserva Daniela Ropolo di Cnh, che ha seguito da vicino il progetto.
Agricoltura di precisione
Un eccesso che si ripercuote sulla produttività e sulla qualità dei raccolti. Nel Paese, inoltre, la disponibilità




