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Made in Europe, pressing su Bruxelles: cosa chiedono Renault, Stellantis e VW

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Poi c’è un appello che non deve sorprendere. La proposta della Commissione europea è stata bocciata perché mancano i cardini fondamentali della semplicità e della chiarezza nell’applicazione delle regole, un errore ormai tipico di qualsiasi provvedimento elaborato a Bruxelles. Ora, i tre costruttori si rivolgono agli eurodeputati proprio per chiedere di intervenire: “Un marchio ‘made in Europe’ credibile deve essere semplice, raggiungibile e coerente in tutta l’Ue”.

La semplicità deve riguardare, soprattutto, il requisito del 70%. A loro avviso, “una soglia del 70% di contenuto di valore regionale fornisce un parametro di riferimento chiaro e praticabile, che riflette l’intera catena del valore, dalla progettazione alla produzione avanzata, e offre all’industria la chiarezza necessaria per investire”.

Tuttavia, l’attuale formulazione deve cambiare e i tre costruttori chiedono di “creare un quadro volto a garantire che il 70% dei veicoli venduti dalle case automobilistiche in Europa provenga per il 70% dai 27 Paesi dell’Ue”. La formula dovrà quindi essere la seguente: “70:70 nell’Ue27”. Al contrario, il meccanismo proposto da Bruxelles, per quanto poco chiaro, è sintetizzabile in un’ipotesi del tipo “100:70 nell’Ue27”.

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