
di Camilla Bianchi
Del collettivo artistico Ferrario Frères, fino al 21 agosto sarà nell’atrio, come opera simbolo della mostra «Ho sfogliato lentamente la cortezzia dell’albero del cosmo»
Il tronco cavo di un tiglio secolare, alto cinque metri, accoglie i visitatori della Biblioteca civica Mai al centro dell’Atrio scamozziano. Una figura umana in vetroresina e cera, luminescente, fa capolino da una fenditura nella corteccia. Tiene un libro tra le mani. Sull’albero un cuculo, una civetta e un picchio, a ricordare che nel bosco c’è vita. Tutt’intorno si diffondono versi di animali, stormire di fronde, sibili del vento, suoni che invitano a fermarsi, ad ascoltare, a riflettere. Sullo sfondo, il giardino fiorito del Palazzo Nuovo. È l’installazione del collettivo artistico Ferrario Frères (negli ultimi anni particolarmente attivo a Bergamo), che sino al 21 agosto occuperà l’ingresso della Mai, opera simbolo della mostra dal titolo wertmulleriano «Ho sfogliato lentamente la corteccia dell’albero del cosmo».
Il tiglio, proveniente dal giardino dell’ex ospedale psichiatrico di Bergamo, tagliato e ricomposto, si trasforma in un asse verticale che unisce idealmente la terra e il cielo, il visibile e l’invisibile, proprio come l’albero cosmico delle antiche leggende, spiega il curatore Andrea Zucchinali. E la figura




