
di Massimo Franco
La politica estera mette in tensione al loro interno maggioranza e opposizione. Ecco perché
Seppure con un alone di ambiguità, la maggioranza rimane unita sulla politica estera: nonostante l’estrema destra di Roberto Vannacci, accusato da Giorgia Meloni di fare il gioco delle sinistre, tenti di piegarne l’agenda verso una linea più anti Ue. L’opposizione, invece, con contraddizioni simili non trova nemmeno una posizione comune. Si limita a fotografare divergenze che dovrebbero essere chiarite non si sa bene quando. Ma, al netto della polemica elettorale emersa ieri in Parlamento, l’impressione è che gli schieramenti siano entrambi in affanno. La maggioranza deve fare i conti con interlocutori internazionali che sono venuti meno: a cominciare dal presidente Usa, Donald Trump; e con alleati come Francia, Germania e Gran Bretagna pronti a muoversi da soli per negoziare una tregua con l’Ucraina. Il fatto che ieri la premier abbia ribadito dopo una colazione del governo al Quirinale l’esigenza dell’Ue di «parlare con una sola voce» incrocia quanto sostiene da sempre il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Ed è un segnale al resto dell’Europa.
Significa additare le incognite di iniziative come quelle intraprese nelle scorse settimane, escludendo l’Italia e provocando




