
di Paola De Carolis
Le reazioni I ministri laburisti condannano le violenze. Ma Farage sfrutta la paura
LONDRA – Un assetto da battaglia con zone chiuse al traffico, i trasporti publici in parte sospesi, negozi che con le saracinesche abbassate in anticipo, un dispiegamento massiccio di agenti, 27 persone sfollate, finestre e porte sfondate, case bruciate. Se è orripilante il tentato omicidio di Stephen Ogilvy, radiologo di 40 anni, per mano di un rifugiato sudanese, Hadi Alodid, non è meno sconcertante la violenza anti-immigrati che a tanti anni dai Troubles ha ritrasformato Belfast in una zona di guerra.
La famiglia della vittima, che ha perso l’occhio sinistro e rimane in ospedale, ha voluto lanciare un appello alla calma, sottolineando che «la protesta pacifica è l’unico modo di andare avanti». «Abbiamo tanti migranti in questo Paese che danno un contributo di valore. Non vogliamo che questa terribile tragedia venga usata per dividere e alimentare l’ostilità». Il premier Keir Starmer ha definito «scioccanti e del tutto inaccettabili» i disordini: «non c’è giustificazione per la violenza e ha minacciato le nostre comunità, né per coloro che l’hanno incoraggiata, online o altrove». È chiaro, all’indomani di una notte di fuoco, che la




