Il 2026 si è aperto con un rallentamento per il vino italiano sui mercati internazionali. Secondo i dati presentati durante l’assemblea generale di Federvini, le esportazioni hanno registrato nel primo trimestre una flessione del 13,3% a valore, in un contesto caratterizzato da incertezze commerciali, tensioni geopolitiche e mutamenti nei comportamenti di acquisto. Uno scenario che coinvolge l’intera filiera e che impone una riflessione sulle strategie future di uno dei comparti più rappresentativi del made in Italy agroalimentare, tanto che la Federazione invita a diversificare nonostante la fedeltà dimostrata dai consumatori statunitensi. Tuttavia, sul fronte interno, i consumi di vino tengono solo nei ristoranti di fascia alta per quanto riguarda il fuori casa, mentre la Gdo mostra una crescita.

L’intervento del presidente Giacomo Ponti durante l’assemblea di Federvini Dazi e mercato americano al centro delle preoccupazioni
Tra i temi che continuano a pesare sulle prospettive del settore vi è il rapporto commerciale con gli Stati Uniti. Il presidente di Federvini, Giacomo Ponti, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di arrivare rapidamente a una definizione dell’accordo tra Unione Europea e Stati Uniti. «Siamo portatori di un valore strategico-economico, culturale e identitario che nessun dazio può intaccare, anche se il 2025 ci ha messo alla




