
di Francesco Cognetti, Presidente FOCE e Coordinatore FOSSC
Il sistema italiano non sconta un limite nelle competenze o nelle risorse di base, ma nella capacità di funzionare in modo rapido, coerente e orientato al valore
L’Italia dispone di un patrimonio clinico e scientifico costituito da circa 1.000 ospedali, 9.000 ambulatori specialistici, 54 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e oltre 900 mila professionisti (tra pubblico e privato) e di un sistema industriale di elevato livello, ma incontra difficoltà strutturali nel tradurre questo vantaggio potenziale in competitività sistemica, attrattività per gli investimenti e rapidità di accesso all’innovazione.
Questo elemento emerge con particolare evidenza nell’ambito della ricerca clinica, che rappresenta il primo snodo critico dell’intera filiera dell’innovazione farmaceutica.
L’Italia si colloca stabilmente tra i primi Paesi europei per numero di studi clinici e dispone di centri di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, con competenze consolidate e capacità di arruolamento particolarmente elevate, soprattutto in ambiti ad alta specializzazione come l’oncologia. Recentemente però il nostro Paese sta perdendo terreno in questo settore e si colloca al momento solo al 4° posto in Europa per numero di Trials clinici condotti negli ultimi anni dopo Spagna, Francia




