
A Parigi per la finale tutti rigorosamente in maglia azzurra per sostenere Flavio. C’era anche il centrocampista del Watford, amico dai tempi delle giovanili con la Roma
8 giugno – 21:35 – PARIGI
Quello squarcio di azzurro sulle tribune del Philippe Chatrier resterà tra le immagini iconiche della finale del Roland Garros. Il muro blu di Flavio Cobolli, il piccolo esercito d’amore arrivato a Parigi per sostenere il figlio, fratello, fidanzato, amico, nipote. Tutti con la maglietta azzurra per essere più visibili, per attirare lo sguardo di Flavio nei momenti di festa o in quelli più difficili. C’è la mamma, Francesca, che appare raramente ma che il tennista romano ringrazia pubblicamente dopo il match, cercando di recuperare un sorriso dopo la fatica: “Fino a quando avevo 16 anni e giocavo a calcio e a tennis era lei che mi scarrozzava tra il Parioli e Trigoria. È la mia mamma, mi ha cresciuto, e posso solo essere grato per quello che ha fatto. Ora ha trovato il suo equilibrio, sta a casa e viene solo quando sa che ho bisogno di energia positiva”. E c’è Guglielmo, il fratellino che non soffre




