di Fausta Chiesa
Il blocco americano di Hormuz funziona. Tra due mesi Teheran non avrà più petrolio da vendere alla Cina, mentre negli Usa crollano le scorte. Ecco perché Usa e Iran hanno interesse a riaprire lo Stretto e ad arrivare a un accordo limitato
Houston, we have a problem. E oggi potremmo dire: Teheran, we have a problem. La celebre frase, che ha fatto la storia (anche cinematografica) della missione spaziale Apollo 13, preannuncia che qualcosa sta andando storto. E stavolta tocca al regime degli ayatollah e non alla città texana, sede non soltanto del Centro di Controllo Missione della Nasa, ma anche del commercio mondiale di petrolio.
Il problema per Teheran è proprio questo: il petrolio. Il blocco statunitense ha raggiunto il suo obiettivo principale. L’export di greggio iraniano a maggio è crollato sotto i 300 mila barili al giorno rispetto ai circa 2 milioni di barili al giorno prima del blocco. Lo riporta la società specializzata in materie prime energetiche Kpler, in un’analisi intitolata «Perché un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran sembra sempre più probabile». Il motivo lo indicano i numeri. A causa del blocco americano dello Stretto di Hormuz, l’Iran non riesce quasi più a spedire il




