
di Maurizio Pagliassotti
Il gruppo Beltrame vuole riaprire a San Didero un altoforno da 800 mila tonnellate di produzione annua. Il «Comitato zero emissioni» si oppone: «La dispersione dei fumi inquinanti coinvolge tutti i comuni tra Susa e Avigliana»
La Valsusa dice «no» alla nuova acciaieria Beltrame di San Didero che promette 150 nuovi posti di lavoro e 50 milioni di investimenti. Dopo venti anni di lotta contro l’Alta Velocità in Valle si torna in trincea, questa volta però non contro un treno, una mega-galleria e i suoi cantieri ma contro un altoforno da ottocentomila tonnellate di produzione annua che la nuova proprietà vuole riaprire nello stesso sito dove 15 anni fa aveva abbassato le serrande.
Stasera (giovedì 4 giugno) nel piccolo comune valsusino, meno di 500 abitanti, si respirerà aria di lotta. Perché torna a riunirsi il neo nato «Comitato zero emissioni» che già venerdì scorso 29 maggio aveva riempito la sala polivalente del Comune con oltre 150 cittadini delusi e arrabbiati. Perché la storia dell’acciaieria Beltrame in Valsusa, quasi 800 milioni di ricavi e quartier generale a Vicenza, che oggi con una nuova proprietà vuole riaprire un altoforno, è travagliata e parallela a quella del




