
di Marco Madonia
La firma con il presidente de Pascale, il vicepresidente Colla e Bernardo Mattarella che guida l’Agenzia nazionale per lo sviluppo. L’accordo fino al 2028
L’Emilia-Romagna prova a trattenere le start-up che, nostro malgrado, spesso diventano imprese altrove, in Europa o dall’altra parte dell’Oceano. «Oggi grazie al nostro ecosistema dell’innovazione e agli investimenti infrastrutturali, come il supercalcolo, siamo molto attrattivi per l’innovazione, per la nascita di start-up. Ma dobbiamo migliorarci per mantenere quel valore aggiunto nel nostro territorio», afferma il presidente della Regione, Michele de Pascale.
«Le start-up rischiano di scappare»
C’è il rischio, dice il governatore «che questa regione sia un grande incubatore, quando deve essere anche il luogo dove poi questa innovazione entra nelle imprese oppure crea nuove imprese. Noi non ce le dobbiamo far scappare. Non può succedere che ricerchiamo, incubiamo, aiutiamo lo sviluppo e poi magari questa innovazione produce i propri benefici altrove».
Il vicepresidente della Regione con delega allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla, cita l’esempio delle tante start-up (ce ne sono un migliaio iscritte in Camera di commercio) create nelle Università da professori e ricercatori. «Dobbiamo spingere molto più la macchina con strumenti finanziari, perché si inizi a vedere




