
I neolaureati britannici, gravati da prestiti universitari pesantissimi, non hanno sbocchi. Così, un’ondata di malcontento si è riversata su Starmer alle urne. E la destra vola…
Tom ha 24 anni, ha finito il suo corso universitario in Politics and Business nei tre anni previsti, con una votazione piuttosto alta. Ci ha messo altri tre anni a trovare un lavoro stabile e vive ancora a Londra con i genitori perché se dovesse pagare un affitto o un mutuo non sarebbe in grado di mantenersi. Sophia lavora da anni nell’industria di produzione cinematografica; il salario è buono, ma gli orari sono sfinenti, ogni incarico viene affidato con un progetto a termine e devi essere pronto a cambiare sede lavorativa con grande flessibilità. I ragazzi come lei vivono un po’ come zingari, dieci giorni a Brighton, qualche mese a Londra, un anno a fare la pendolare nel Surrey.
Non è più un Paese per i giovani, il Regno Unito. E Londra guida la classifica dei luoghi con l’indice più alto di disoccupazione. Nella Capitale che tutt’ora rappresenta una delle mete più sognate dai ragazzi italiani, il tasso di ragazzi senza impiego ha raggiunto quota 24,6% con 135 mila soggetti tra i 16




