
di Giuseppina Manin
Rispetto alla versione già collaudata al Covent Garden di Londra e al Real di Madrid, coproduttori con la Scala, a Milano il personaggio della mamma di José risulterà meno ingombrante.
Ma chi sarà stata quella mamma di Don José che, invisibile, manovra da lontano il destino del figlio e della donna che ha osato rubargli il cuore? Bizet, ispirato dalla novella di Mérimée, non la fa mai comparire. «Eppure è presente dall’inizio alla fine, pronta a tempestare di lettere, baci e sensi di colpa il suo bambino adorato, preso al laccio da una zingara senza tetto né legge» spiega Damiano Michieletto, regista della Carmen dall’8 giugno alla Scala diretta da Myung Whun-Chung, Clémentine Margaine nel ruolo del titolo. Dove il coup de theatre è proprio lei, la mamma di Josè, per la prima volta in scena a 251 anni dalla prima, 3 marzo 1875, all’Opéra-Comique di Parigi. Una presenza nera, minacciosa e silenziosa. Un po’ vedova, un po’ beghina, parecchio malaugurante. «Come la carta della Morte, che continua a uscire quando Carmen si predice il futuro. Una parente di Bernarda Alba, la madre spietata della pièce di Garcia Lorca, pronta a tutto per salvare




