L’ex allenatore della Lazio: “Il tuffo nel Fontanone? Fu una promessa fatta a Suor Paola, doveva tuffarsi anche lei ma mi lasciò solo. Sono tornato a Foggia per ridare qualcosa al territorio. E mi dispiace per la lite con Burdisso”
Beatrice Balbinot
31 maggio – 09:42 – MILANO
Un signore di altri tempi. Seduto sul bordo della Fontana dell’Acqua Paola – “Il Fontanone” per gli amici – si sistema la giacca e guarda l’acqua cristallina: “Sono 20 anni che non vengo qui”. Eppure, è come se niente fosse cambiato: tra i laziali è rimasta la stessa immagine affezionata di lui, quella che aveva preso definitivamente forma quel 10 dicembre 2006. Delio Rossi quel giorno rimase fedele a una promessa fatta a Suor Paola, istituzione di fede calcistica e laziale: un tuffo in una fontana pubblica, per dimostrare che un patto è un patto. Delio Rossi è fatto così: uomo di pancia, nel bene e nel male – lo schiaffo a Ljajic, il dito medio a Burdisso -, ma anche e soprattutto uomo di cuore. Dal Foggia alla Fiorentina, dalla Lazio al Bologna, passando per la Samp, lui




