
di Andrea Patroni Griffi
Torre Annunziata ha da qualche giorno un commissario prefettizio. Il prefetto di Napoli, dopo che le dimissioni del sindaco Corrado Cuccurullo sono divenute efficaci e irrevocabili, ha sospeso il Consiglio comunale, avviato la procedura di scioglimento e affidato la provvisoria gestione dell’Ente a un prefetto in quiescenza. È l’ultimo atto, per ora, di una vicenda che merita di essere letta con attenzione, senza alcuna indulgenza verso la politica locale, ma senza neppure rinunciare a una riflessione equilibrata sul rapporto, sempre delicato, tra il ruolo della magistratura e la dinamica politico-istituzionale dei territori.
Proprio il rispetto per la funzione giudiziaria impone di non sottovalutare il rischio che la sua parola pubblica possa assumere, anche al di là delle intenzioni, il peso improprio di un fattore di condizionamento della vita politica locale. Torre Annunziata è una città obiettivamente difficile, come altre realtà dell’area vesuviana segnate da una storica presenza della criminalità organizzata.
Lo è per le profonde ferite civili sedimentatesi nel tempo, per la complessità quotidiana dell’amministrare contesti nei quali la legalità non costituisce un tema da convegno scientifico, ma una linea di tensione permanente, quotidiana dentro la concreta vita sociale ed economica della comunità. In




