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Alex Infascelli: «Il mio Maus ha tre zampe e corre come una scheggia. La sua storia? Me l’ha svelata una veggente»

di Margherita De Bac

Il regista: «Con la telepatia ha scoperto che è stato vittima di una lite fra proprietari di terreni vicini. Se fosse un attore? Sarebbe Walter Matthau»

«Eccolo è lui, ho pensato quando mi è apparso sul sito di un rifugio abruzzese. Tra noi il collegamento empatico è stato immediato».
La storia d’amore tra Maus e Alex Infascelli comincia così, col balenare di un’immagine sul pc del regista e sceneggiatore, noto soprattutto per il film Almost Blue, tanti documentari di successo e tre premi Donatello. L’immagine strappacuore di un segugio bebè, acciambellato in una cuccia che a malapena contiene un’ingombrante ingessatura. La sua quarta zampa, perduta in un incidente di cui non si hanno dettagli e sostituita malamente nel tentativo di aggiustare la frattura. Il principale fascino trasmesso attraverso lo schermo da Maus è proprio la disinvoltura nel gestire l’arto posticci, come parte integrante del suo pedigree. «Sì sono io e non vedo l’ora di venire da te» sembra ammiccare con sguardo spavaldo al suo potenziale padrone.

Passione condivisa.
«L ho desiderato all’istante. Non me lo volevano dare perché ritenevano dovesse sostenere ulteriori cure chirurgiche. Continuai la ricerca e in un altro canile mi proposero una

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