
di Mario Platero
I temi centrali: l’apertura di Hormuz e la cessione dell’uranio arricchito. Ma a sorpresa il presidente americano ha una nuova richiesta: gli Stati del Golfo dovranno firmare con Israele gli accordi di Abramo
NEW YORK – Nella sorpresa per l’attacco americano notturno contro basi militari nell’Iran meridionale mentre si negozia la pace a Doha, c’è un distinguo semantico non da poco: il Comando Centrale del Pentagono ha parlato di «autodifesa», non di «guerra».
Un messaggio chiaro per Teheran che temporeggia: se non acceleriamo la chiusura del negoziato per la pace ai nostri termini, l’autodifesa potrà diventare un’offensiva militare su larga scala.
Nel frattempo Israele ha intensificato nelle ultime ore gli attacchi contro Hezbollah nonostante negli accordi di pace dovrebbero essere inclusi anche Israele e Hezbollah. E si parla di attacchi durissimi.
Le ultime notizie sul conflitto in Iran, in diretta
Questo sviluppo dà contesto e rafforza quel che si registrava sabato mattina, quando le delegazioni lasciavano il Pakistan, le comunicazioni venivano disturbate e le forze americane si muovevano nel teatro del Golfo come se fossero pronte a un attacco portando




