
di Felice Naddeo
Figlio di emigrante, la tesi su Gramsci, il piglio da «sceriffo» e i contrasti all’interno del suo partito: la storia e la carriera politica di Vincenzo De Luca
5, 33 e 77: il terno vincente estratto oggi a Salerno. Perché – se i risultati definitivi confermeranno i primi Exit Poll che lo danno vincente con una percentuale di voti tra il 56 e il 60% – cinque saranno le volte che ha indossato la fascia tricolore da primo cittadino. Ma è anche il mese di maggio, il quinto dell’anno: quello in cui è nato, quando è diventato per la prima volta sindaco e quello della riconferma odierna. Sempre a maggio è stato eletto per la prima volta alla Regione Campania. Trentatré sono gli anni di potere assoluto su un Comune, dal lontano 1993, quando fu eletto al più alto scranno municipale a seguito della bufera giudiziaria provocata dalla tangentopoli salernitana, che spazzò via Dc e Psi. Ma è anche il periodo di assenza del simbolo del Pd, o delle sue versioni precedenti, dalle elezioni amministrative nella città. Perché il partito, quando non è in linea con i suoi desiderata, è solo un oggetto ingombrante.




