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Dopo Trump, anche l’Iran frena: «La tregua non è imminente»

Dopo Trump, anche l’Iran frena: «La tregua non è imminente» 25 mag 2026Un poliziotto di guardia in una piazza della capitale Teheran: sullo sfondo un murale che raffigura dei soldati iraniani che tengono in mano una rete da pesca a forma di Stretto di Hormuz (Getty)

di   Samuele Finetti

«Abbiamo raggiunto una conclusione su gran parte delle questioni in discussione. Ma nessuno può affermare che la firma di un accordo sia imminente». Dopo la frenata domenicale di Donald Trump – «l’accordo che farò sarà buono, altrimenti non firmerò nulla» – anche Esmaeil Baghaei, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, oggi getta acqua sull’ottimismo di chi sperava che la tregua fosse a portata di mano. Le trattative, dunque, proseguono, ma gli «scontenti» già non mancano: dai falchi repubblicani fino a Netanyahu, che rischia di vedere arrivare in porto un’intesa che lui vorrebbe scongiurare per proseguire la guerra. 

Continuiamo la lettera di oggi con le consuete cartoline dal mondo: i nuovi, pesantissimi attacchi russi sull’Ucraina; la stretta di Erdogan sull’opposizione; l’Europa che chiude la porta in faccia a Londra. E ancora, la sfida della ricerca tra Usa e Cina, Farage

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