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Energia, dubbi sulle concessioni idroelettriche in house. L’esperto: «Soluzione non praticabile»

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di Matteo Sannicolò

Il professore Bruti Liberali, ordinario di diritto amministrativo, boccia il modello valdostano: «L’interesse pubblico può essere tutelato anche se la concessione è attribuita a un’impresa privata»

Mentre in casa Dolomiti Energia prende sempre più forma l’ipotesi di una quotazione in borsa, in Trentino iniziano le riflessioni sulla possibilità di un affidamento in house per quanto riguarda la delicata partita delle concessioni idroelettriche. Il modello di riferimento sarebbe quello valdostano dove, qualora dovesse essere approvata la riforma in corso di esame, la Regione potrebbe assegnare le concessioni anche a società in house, senza dover esperire procedimenti di gara. A ragionare sui possibili effetti di questo scenario è Eugenio Bruti Liberati, avvocato e professore ordinario di diritto amministrativo presso l’Università del Piemonte Orientale.

Professore, quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi di questa operazione?
«Questo modello non mi sembra molto adatto allo svolgimento di attività di produzione e di vendita dell’energia elettrica. Non per nulla non è previsto dall’attuale legislazione nazionale. In tema di concessioni idroelettriche, l’articolo 12 del decreto Bersani del 1999 prevede tre possibili forme di gestione degli impianti idroelettrici: l’affidamento all’operatore scelto con gara, una società mista nella quale un socio privato viene scelto

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