
La politica deve fare in modo che energia ed elettrificazione escano dal recinto dell’emergenza per entrare in quello più concreto e ricco di futuro delle infrastrutture
Lo schiaffo della crisi di Hormuz, dopo quello dell’invasione russa in Ucraina, lo abbiamo sentito forte in bolletta. L’energia è destinata a diventare uno dei temi centrali per l’Italia. C’è una tendenza chiara nelle società industrializzate: si sta andando sempre più verso l’elettrificazione dell’economia. Con un ulteriore tassello per chi come noi non dispone di fonti fossili: l’importanza crescente delle rinnovabili. Fotovoltaico, idroelettrico, eolico dovrebbero garantirci una maggiore autonomia dagli alti e bassi di petrolio e gas. Tanto che il governo ha modificato il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) con l’obiettivo di portare dal 55% al 63,4% il peso delle rinnovabili nella produzione energetica al 2030. Non certo per fare a meno di gas e petrolio perché sarebbe impossibile farlo in una fase di transizione. Ci si deve affidare a quel principio di neutralità tecnologica che ci deve spingere oggi a utilizzare tutte le fonti, ma nel modo più efficiente e meno dannoso possibile. Tutte le fonti, dal nucleare al gas al petrolio alle rinnovabili che per noi restano la garanzia ultima.
Prezzi




