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Chapeye: «Un messaggio anche a noi stessi: Putin non è invincibile»

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di Marta Serafini

Lo scrittore ucraino: il pacifismo può restare una posizione teorica se vivi in pace. Ma in guerra devi scegliere

«Quando si parla di mito dell’invincibilità, bisogna tenere a mente un dato: il problema della propaganda è che chi la produce finisce per crederci». Artem Chapeye, autore di La gente normale non va in giro armata, prima del 2022 non era un soldato e, anzi, spiega, prima che la Russia invadesse l’Ucraina, odiava il mondo militare. Oggi, a distanza di quattro anni e mezzo, prova a riavvolgere il nastro.

Dopo l’attacco ucraino contro la sede dell’Fsb a Kherson, il mito dell’invincibilità russa si sta incrinando ancora?

«Mosca ha voluto presentarsi per anni come una potenza inarrestabile, ma la realtà è diversa: può essere colpita, può essere respinta, può essere smentita dai fatti. L’impero russo non è una forza metafisica, è un sistema politico e militare che può fallire. Il punto è che a forza di ribadire la propria invincibilità, una parte della Russia ci ha creduto davvero. E invece l’Ucraina ha dimostrato che resistere è possibile».

Putin ha bisogno della guerra per tenere sotto controllo la società russa. Quindi colpire simboli del potere,

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