
di Fabrizio Caccia
La visita del critico d’arte: da qui lanciamo la proposta del Nobel per la pace a Banksy. E oggi arriva Giuli
Al bar di fronte al padiglione Usa, Vittorio Sgarbi è seduto a un tavolino insieme con Pietrangelo Buttafuoco. Si direbbe che il grande critico d’arte sia venuto apposta alla vigilia per benedire la pace del presidente della Biennale col ministro della Cultura, Alessandro Giuli, dopo due mesi abbondanti di polemica intorno all’ormai «celebre» padiglione russo.
Due dannunziani
L’incontro tra i due litiganti è previsto al padiglione Italia, quando Giuli si materializzerà, dopo la sua lunga assenza polemica da Venezia, al Giardino delle Vergini, anche se adesso, seduto al tavolino del bar, Buttafuoco nicchia («Incontro, quale incontro?»), ma Sgarbi lo incoraggia: «Faranno bene i due dannunziani, dopo tanto tempo, a stringersi la mano. Anche se io sono più dannunziano di loro», ride. In effetti, il fascino di Sgarbi, che torna alla Biennale d’Arte dopo un anno buio di depressione, sembra intatto: il pubblico lo riconosce, lo saluta con affetto, «sa che lei è sempre un bell’uomo?», gli sussurra all’orecchio una donna bionda. Lui, però, dà retta solo a «Cibi» come chiama da sempre Sabrina Colle,




