
di Sara Gandolfi
Raulito ha il grado di colonnello e da tempo è considerato il mediatore migliore per accedere alla potente famiglia Castro. Ma è con Alejandro Castro Espín, uno dei figli di Raúl, che secondo i media statunitensi avrebbe trattato Washington in segreto
Già si annunciavano mesi di altissima tensione tra Stati Uniti e Cuba quando, a febbraio, sono state presentate all’Università dell’Avana le «Opere scelte» del novantaquattrenne Raúl Castro, fratello del defunto Fidel: 9 tomi, 5000 pagine di testi, in buona parte inediti, che i nostalgici delle letture rivoluzionarie possono anche scaricare online. «Sono un alimento per la memoria collettiva», ha assicurato lo storico cubano Elier Ramírez Cañedo.
Sarebbe ancora lui, il fragile, malato, ma sempre vigile Raúl, dietro le quinte del potere ufficiale, a guidare il Paese e le potentissime Forze armate. E dall’anziano generale sarebbe partito il via libera anche ai colloqui con gli Stati Uniti, affidati al nipote ed erede designato, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, 41 anni, detto Raulito o El Cangrejo (Il Granchio), che quasi in contemporanea con quell’evento «letterario», ha incontrato il team del Segretario di Stato Usa Marco Rubio, a margine dell’incontro annuale dei leader caraibici (Caricom). Primogenito della




