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Maradona Youssef: «Al Libano serve il coraggio di una madre che cucina sotto le bombe. Sogno una pace duratura, non le fragili tregue di cui si discute»

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di Giuseppe Scuotri

«Sono decenni che parliamo di armi: io vorrei parlare di libri, ricerca, scienza», dice il cuoco nato 40 anni fa a Beirut, città di nuovo sotto assedio, ed ex concorrente di MasterChef. Il suo libro, “Mezè, miracoli e disastri”, è un ritratto autobiografico del Paese, tra storia e sapori

Beirut, 1986. Katia è disperata. Ha partorito in casa, il bimbo è nato col cordone ombelicale attorno al collo. Non respira. Fuori c’è la guerra: gli aerei, le bombe, le macerie. La vita di Maradona Youssef inizia così. Con una corsa verso un ospedale di fortuna e un’infermiera che, a suon di iniezioni, riesce a rianimare il suo corpicino. Chef e ristoratore libanese, triestino d’adozione, un nome fuori dall’ordinario che racconta la passione del padre per il calcio, dieci anni fa è diventato noto al grande pubblico grazie alla partecipazione a MasterChef Italia 5. Lo scorso 14 aprile ha debuttato in libreria con Mezé, miracoli e disastri, scritto con la giornalista Sara Faillaci ed edito da Solferino. Un ritratto autobiografico del suo paese d’origine, in cui i ricordi personali si alternano a ricette tipiche, dai falafel alla faraona in porchetta e tartufo del deserto. Sullo sfondo, un

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