di Pietro Amante
Una nuova ricerca sulla fase che precede la comparsa di segni e sintomi, dimostra che il declino cognitivo avviene a ritmi diversi e che ciò è collegati a determinati biomarcatori
Il declino cognitivo nella malattia di Alzheimer varia in modo notevole da persona a persona e non è ben prevedibile con i test medici al momento disponibili. Tra i partecipanti con malattia di Alzheimer in fase preclinica, che hanno iniziato uno dei due studi correlati senza presentare segni o sintomi, i ricercatori della Keck School of Medicine della University of Southern California (USC) di Los Angeles hanno individuato tre modelli distinti: stabilità, declino cognitivo lento e declino cognitivo rapido. Circa il 70% dei partecipanti è rimasto stabile durante il periodo di studio di circa sei anni. La ricerca è pubblicata su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association. «La maggior parte degli studi considera la media dei partecipanti, la qual cosa può far sembrare che tutti peggiorino in modo lento allo stesso ritmo» afferma Michael Donohue, docente di Neurologia e vicedirettore della biostatistica presso l’USC Epstein Family Alzheimer’s Therapeutic Research Institute della Keck School of Medicine. «Ma abbiamo scoperto che questo approccio




