
Il tecnico ha fatto un’uscita infelice dopo la sconfitta con la Fiorentina, ma a conti fatti gli è mancato l’unico centravanti vero in rosa. A cascata ci sono le colpe di Comolli, e poi…
Èuna frase che Luciano Spalletti non avrebbe dovuto pronunciare, dopo la sconfitta contro la Fiorentina. “Però siamo dentro l’Europa League”, ha detto l’allenatore della Juve a Dazn. Poi ha sottolineato: “Potevi essere fuori anche dall’Europa League”. L’ha affermato a caldo, con un intento di legittima difesa, e comprendiamo come l’amarezza, la delusione e l’arrabbiatura sottraggano lucidità, e generino riflessioni che a mente fredda non si farebbero. La Juve non è un club di medio livello né una società di provincia, soggetti per i quali l’Europa League rappresenta un traguardo. La Juve “deve” stare in Champions. Tra l’esclusione dalla Champions e l’ingresso in Europa League o in Conference, nel caso della Juve sarebbe quasi preferibile un anno sabbatico, di rigenerazione, fuori dalle coppe. Se rimarrà a Torino, Spalletti dovrà sfrondare la dialettica, renderla meno tortuosa e divagante. Alla Juve conta come si lavora, come ci si veste, come si comunica. Sugli ultimi due aspetti, si è schiantato Maurizio Sarri, via da Torino dopo una sola stagione nonostante




