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Electrolux e altre crisi, serve un’Agenda per il futuro

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I 1.700 esuberi dichiarati dal gruppo degli elettrodomestici impongono di affrontare con efficacia le emergenze per non perdere competenze e tutelare il lavoro

La gestione dei 1.700 esuberi dichiarati ai sindacati dal gigante svedese Electrolux aprono uno scenario di difficoltà per le fabbriche italiane. La seconda manifattura d’Europa ha visto nel settore del cosiddetto bianco un lento declino, basti ricordare la tortuosa vicenda dell’americana Whirlpool. Sul fronte degli impianti produttivi bisognerà vedere quanto diventerà concreto l’interesse della cinese Byd per quelli di Stellantis. O quanto alcuni verranno riconvertiti in attività legate alle vicende belliche. Si tratta di tentativi di rispondere alle difficoltà produttive con risposte d’emergenza, che naturalmente sono necessarie. Così come è necessaria la regia dei tavoli di crisi da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Con il tentativo di aprire il maggior numero di tutele possibili per i lavoratori.

Urgenze e investimenti

Eppure c’è qualcosa che manca, in questo metodo. Rispondere alle urgenze è quello che fanno le imprese quando si trovano ad affrontare scenari avversi. Però fanno anche un’altra cosa: preparano percorsi di investimento per crescere, per aprire nuovi mercati. E questo, quando si osserva l’attività di governo, sembra essere meno presente. Prendiamo gli

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