
di Paolo Valentino
Eviterà così il processo: l’aristocratico belga fu vicepresidente della Commissione europea e anche capo di Société Generale. Era il solo sopravvissuto dei dieci «complottardi» che rovesciarono il leader dell’ex colonia belga
Alla fine, è arrivata la soluzione biologica a una vicenda che rischiava di creare soprattutto grandi imbarazzi e produrre poche verità. Non andrà a processo Etienne Davignon, l’aristocratico belga che fu vicepresidente della Commissione europea e poi guidò il gruppo Société Generale, che nel marzo scorso era stato accusato di complicità nell’omicidio di Patrice Lumumba, l’eroe dell’indipendenza del Congo, rapito, torturato e assassinato in Katanga il 17 gennaio 1961.
Davignon è morto questa mattina a Bruxelles all’età di 93 anni.
Era l’unico sopravvissuto di un gruppo di 10 persone, membri o funzionari del governo belga dell’epoca, che la Procura federale di Bruxelles ritiene responsabili del complotto mortale contro Lumumba, che nel 1960 fu il primo capo di governo democraticamente eletto del Paese africano dopo la fine della feroce dominazione coloniale belga, durata 75 anni.
Il suo omicidio, per cui nessuno ha mai pagato, segnò un momento cruciale della Guerra Fredda, consolidò l’influenza occidentale sul Congo e, secondo la storiografia più accreditata,




