di Gabriele Petrucciani
Un limite più alto per la deducibilità dei contributi e sulle prestazioni tre nuove modalità alternative alla rendita vitalizia: rendita a durata definita, prelievi liberi ed erogazione frazionata
A oltre trent’anni dalla riforma Dini, la previdenza complementare resta un sistema che non ha ancora compiuto il salto atteso. Gli strumenti esistono, il quadro normativo si è progressivamente evoluto e il tema è entrato nel dibattito pubblico. Eppure, il secondo pilastro pensionistico continua a muoversi con lentezza. È su questa contraddizione che si concentra il rapporto Assogestioni-Censis 2026, dedicato alle opportunità della previdenza integrativa, che sarà presentato a fine giugno e di cui L’Economia del Corriere della Sera è in grado di anticipare alcuni contenuti.
I dati raccontano un paradosso ormai strutturale. Il 74,4% degli italiani dichiara di conoscere le diverse forme di previdenza complementare, ma soltanto il 15,4% afferma di conoscerle bene. Ancora più significativo è il divario tra intenzione e comportamento: tra coloro che non hanno ancora aderito, il 60,8% dice che lo farà in futuro; quota che sale all’81% nella fascia d’età 18-44 anni. Tuttavia, questa intenzione resta spesso sospesa e non si traduce in scelte operative.
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