
L’attrice francese in «Gentle Monster» di Marie Kreutzer: un attacco al patriarcato
CANNES – Léa Seydoux capita di incontrarla sulla strada principale di Cannes, mentre cammina solitaria all’imbrunire. Allora lei, sentendosi riconosciuta, dopo aver sbirciato le nuvole che corrono veloci, si cala il cappello arancione ancor più sulla testa e tira dritto, mani in tasca come una ragazza della porta accanto. Sembra molto più minuta del metro e 68 che indica Internet. Vorrebbe essere invisibile. Però lo schermo, quando appare lei, lo riempie tutto.
Ha due film come protagonista in gara al festival, niente in confronto al 2021 quando ne ebbe quattro. In Gentle Monster, che uscirà nelle sale per Bim, (poi avrà L’Inconnue di Harari) interpreta Lucy, pianista di pop innovativo che mette da parte una brillante carriera per trasferirsi col marito (Laurence Rupp) nella campagna di Monaco di Baviera, cercando una vita tranquilla. Uno scenario da incubo sconvolgerà le loro vite. L’uomo è accusato di traffico pedofilo, la polizia gli sequestra il computer e trovano migliaia di file compromettenti, uno schifo. L’uomo la ubriaca di bugie. È un attimo, e la vita di Lucy gira da un’altra parte.
Per la regista, l’austriaca Marie Kreutzer (fece sensazione Il corsetto




