di Massimiliano Jattoni Dall’Asén, inviato a Santa Margherita di Pula
Il Nobel dell’Economia al Linkontro di NielsenIQ,: «Gli Usa non sono più affidabili e Xi ha in mano carte migliori di Trump». Dai dazi alla Cina, fino all’intelligenza artificiale, ecco la nuova fragilità dell’Occidente
Per Joseph Stiglitz il vero choc geopolitico non è la Cina. È l’America.
Perché il punto di rottura, secondo il Nobel dell’Economia, non riguarda soltanto i dazi di Donald Trump o la competizione industriale globale, ma qualcosa di più profondo: la progressiva erosione della leadership democratica statunitense. E così, mentre Washington si avvita fra polarizzazione, guerre commerciali e crisi istituzionali, l’Europa si ritrova improvvisamente sola.
È il filo rosso dell’intervento con cui il professore della Columbia University ha aperto il suo dialogo al Linkontro di NielsenIQ, il tradizionale appuntamento del largo consumo in corso al Forte Village di Santa Margherita di Pula, in Sardegna. Ma più che una lezione di economia, quella di Stiglitz è sembrata una riflessione sul passaggio storico che sta attraversando l’Occidente: la fine di un ordine globale costruito negli ultimi trent’anni attorno alla centralità americana e alla stabilità delle catene internazionali.
Non è un caso che Stiglitz guardi




