In Europa, la ristorazione collettiva si trova sempre più al centro di una trasformazione che intreccia politica alimentare, sostenibilità economica e salute pubblica. Quanto sta accadendo nel Regno Unito, con la revisione degli standard nutrizionali per le mense scolastiche, rappresenta un caso emblematico di un problema cui deve far fronte anche l’Italia. Il tema è chiaro: migliorare la qualità nutrizionale dei pasti serviti a milioni di studenti senza compromettere la sostenibilità economica del servizio né allontanare i consumatori finali, cioè bambini e ragazzi. È un equilibrio complesso, destinato a diventare uno dei nodi principali della ristorazione collettiva europea nei prossimi anni.
Il caso Regno Unito: più salute nei piatti, meno margini di flessibilità
Il governo britannico ha avviato il primo aggiornamento significativo degli standard alimentari scolastici dopo 13 anni, introducendo linee guida più severe che puntano a ridurre fritti, cibi ultra-processati e dessert zuccherati, favorendo invece il consumo di legumi, fibre e frutta. Tra le novità previste dal 2027 figurano dessert composti almeno per il 50% da frutta, l’eliminazione di alimenti fritti come nuggets e pesce impanato e una maggiore presenza di lenticchie, fagioli e alternative vegetali.




