
di Gloria Bertasi
La Russia (chiusa) mostra nei suoi video i filmati dei blitz del collettivo dissidente: «Avete 24 ore per rimuoverli, poi querela». Diciannove Padiglioni non partecipano al voto popolare, tra cui Francia, Spagna e Paesi Bassi
Biennale, pubblico (e polemiche) da record. Dopo un primo giorno di apertura, sabato 9 maggio, con code interminabili agli accessi e oltre diecimila visitatori, l’Esposizione veneziana continua a far discutere tutti: politici e curatori, nessuno escluso. E tornano a contestare Russia e il presidente Pietrangelo Buttafuoco anche le Pussy Riot. D’altronde, sabato sui video all’esterno del Padiglione della discordia venivano proiettate in loop le immagini della protesta del collettivo di dissidenti. Immediato l’invio di una diffida al loro utilizzo.
La decisione
Sabato sera, cinquantadue tra curatori e artisti della Biennale Arte 2026 hanno deciso di sottrarsi alla competizione. La giuria internazionale si è dimessa a tre giorni di distanza dalla decisione (che aveva, anche quella, suscitato malumori) di non ammettere ai Leoni Israele e Russia e la Fondazione ha stabilito che quest’anno i premi li stabilirà il pubblico, due «Leoni popolari», da assegnare il 22 novembre alla chiusura della Biennale a seguito delle votazioni online dei visitatori (paganti) di Arsenale




