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La premier Meloni e la «tecnica dell’elastico» per marcare le distanze dal Donald Trump

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di Marco Galluzzo

Ma resta il rapporto con gli Usa. Le rassicurazioni dei generali americani sugli assetti in Italia

A Palazzo Chigi la chiamano «la tecnica dell’elastico», dove il movimento che fa il filo di gomma riguarda gli attuali rapporti fra Roma e Washington. L’elastico non si spezza, ma i poli sono diversi e distanziabili. Anche se — per la prima volta — da una parte del filo ci sono due entità distinte: Donald Trump, con il quale i rapporti sono deteriorati, e gli Stati Uniti, che invece restano un alleato storico dell’Italia.

Prima ancora che Rubio arrivasse a Roma, tre giorni fa, Giorgia Meloni aveva già deciso da che parte allungare l’elastico. Quella parola «franco», usata per il colloquio con il sottosegretario di Stato americano e ripetuta come un mantra, ha permesso di centrare un obiettivo: rimarcare la distanza fra Roma e Trump.

Ormai nel governo, negli uffici del gabinetto della premier, si sono messi il cuore in pace. Anche le parole di ieri di Donald Trump, che a Chigi non sono state nemmeno commentate, lo dimostrano. Gli spazi per ricucire sono esigui, ma anche temuti in seno al nostro esecutivo. Almeno ad ascoltare

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