
di Francesco Verderami
La premier discusse di dazi con Xi nel viaggio in Cina
Quando c’era il ponte, in molti passavano da lei per attraversarlo. Ursula von der Leyen chiamava spesso Giorgia Meloni per chiederle di avvisare Donald Trump perché aveva necessità di parlargli. E persino la diplomazia cinese bussò a Palazzo Chigi per avere notizie sul presidente americano.
Quando c’era il ponte tra Roma e Washington la premier era diventata un «info point», come lei stessa si definì dopo una delle tante giornate trascorse al telefono. D’altronde essere accreditata come «interlocutrice privilegiata» della Casa Bianca aveva i suoi risvolti impegnativi. Da Bruxelles giungeva il maggior numero di chiamate, visto che Trump aveva messo il blocco al centralino europeo. Nella lista delle cancellerie c’era anche Cipro, che per una certa fase insistette chiedendole di intercedere a favore di una mediazione con la Turchia.
Insomma, c’era la fila. Ma fu sorprendente quando un anno fa si fece viva Pechino attraverso l’ambasciata in Italia. Avvenne in coincidenza con la guerra dei dazi avviata dal presidente degli Stati Uniti. Le feluche del Dragone mossero verso Palazzo Chigi in modo riservato. Il tema era Trump e la guerra commerciale. Non si conoscono dettagli, anche




