
11 giugno 2014: il marito e padre delle due vittime,Antonella e Sara, assieme a Dori Ghezzi alla cerimonia per Faber
«Cosa mi auguro? Che resti il messaggio. Il messaggio di Fabrizio De André è contenuto nei suoi scritti, nelle sue canzoni e nelle sue poesie: ripeto, valori universali, l’essere dalla parte degli ultimi, l’impegno sociale, la pietas, quindi la capacità di perdonare. Sono dei valori che tra l’altro sono anche molto vicini a quelli propri di una comunità cristiana, qual è Pietracatella, qual è la comunità molisana in genere. Io vedo una grandissima affinità. Ecco, vorremmo che i nostri ragazzi si ispirassero a questi valori». Sono le parole — miti, sensibili, pacate e al tempo stesso cariche di passione — dell’allora sindaco Gianni Di Vita, oggi cinquantacinquenne. Quasi un «manifesto», politico e umano. È l’11 giugno 2014 e Gianni (marito e padre di Antonella e Sara, le vittime dell’avvelenamento da ricina) sta trascorrendo una bellissima giornata, che ruota tutta attorno all’inaugurazione del «belvedere» di Pietracatella — circa 1.000 anime arroccate su un monticello a 700 metri di quota — dedicato a Fabrizio De Andrè, chissà se cantante ma di sicuro un poeta che diede un nome a chi non l’aveva.




