di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Nel piano rivolto ai cittadini di fascia media, Comuni e Agenzia delle Entrate incroceranno dati fiscali e patrimoniali: chi perde i requisiti rischia la revoca dell’alloggio e il canone pieno
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge sul Piano casa entra nel vivo anche la stretta sui controlli per gli alloggi a canone calmierato. Il provvedimento approvato dal governo prevede verifiche anche successive all’assegnazione, con controlli incrociati tra Comuni e Agenzia delle Entrate sui redditi reali, sul patrimonio e sulla sostenibilità economica dei nuclei familiari che accederanno all’edilizia convenzionata.
Il punto centrale della riforma è il cosiddetto «terzo pilastro»: abitazioni realizzate anche con capitali privati, destinate alla fascia intermedia del mercato, quella troppo «ricca» per le case popolari ma troppo fragile per affrontare i prezzi degli affitti e dei mutui nelle grandi città. Gli alloggi dovranno essere offerti con sconti di almeno un terzo rispetto ai valori di mercato e resteranno vincolati al canone calmierato per circa trent’anni.
Per accedere sarà necessario dimostrare che il costo della casa assorbe oltre il 30% del reddito disponibile. Ed è proprio su questo punto che si concentreranno le verifiche: chi presenta dichiarazioni non coerenti con




