C’è stato un tempo in cui vestirsi largo, ascoltare Eminem e sognare l’America significava sentirsi fuori posto. Un tempo in cui il rap romano aveva regole rigide, facce dure e dogmi soffocanti. E poi c’era Gemitaiz, un outsider cresciuto tra la Roma di quartiere, le rime e quella sensazione costante di essere “diverso”. Dietro Davide De Luca, però, c’è soprattutto una storia di amore e fede. L’amore ereditato dal padre, venuto a mancare quando aveva appena 14 anni, che gli ha trasmesso “geneticamente” due passioni impossibili da separare: la musica e la Roma. Come se certe emozioni scorressero nel sangue prima ancora che nelle cuffie o allo stadio. Gemitaiz oggi è uno dei nomi più importanti del rap italiano, con dischi di platino, tour sold out e una carriera costruita senza rincorrere personaggi. Uno che vede il rap come qualcosa da condividere e non da proteggere gelosamente. Uno che pensa che chi ha una voce debba usarla, anche quando è scomodo, anche quando significa esporsi. Forse è proprio questo che rende Gemitaiz diverso dagli altri: non il bisogno di piacere a tutti, ma quello di essere sempre coerente con se stesso. Nel bene e nel male, senza mai indossare maschere.



