
di Redazione Esteri
La missiva, non ancora autenticata, era finita nel fascicolo del compagno di cella che l’aveva trovata tra le pagine di una graphic novel. Resa pubblica dopo la petizione presentata in tribunale dal New York Times
«Mi hanno indagato per mesi, ma non hanno trovato NULLA». Così inizia il biglietto d’addio che Jeffrey Epstein avrebbe vergato a mano due settimane prima di un tentato suicidio, il 23 luglio 2019, quando il finanziere fu trovato semincosciente, con segni di impiccagione al collo. La missiva, non verificata e priva di data, è stata desecretata e resa pubblica integralmente dopo che alcuni passaggi erano trapelati già lo scorso 30 aprile sulle colonne del New York Times.
Il biglietto è stato divulgato ora dal dipartimento di Giustizia che ha accolto la petizione presentata in tribuale dal quotidiano newyorchese.
«È un privilegio poter scegliere il momento in cui dire addio», continua il messaggio scritto su carta a righe e non autenticato, con una calligrafia non facile da decifrare. «Cosa volete che faccia? Che scoppi a piangere!!» prosegue il testo. «Non è divertente». E conclude, con queste parole sottolineate. «NON NE VALE LA PENA!»
Nicholas Tartaglione, ex compagno di cella di Epstein,




