
di Rosanna Scardi
Carla Catalano, di Bonate Sopra, ha partecipato da comparsa alle riprese milanesi del film del momento
«Tutti vogliono questa vita, tutti vorrebbero essere noi»: è la frase tratta dal film «Il Diavolo veste Prada», quella che la temutissima Miranda Priestley alias Meryl Streep rivolge ad Andy Sachs, suo caporedattore, interpretato da Anne Hathaway. Ma anche tutti vorrebbero essere una comparsa.
Ci è riuscita Carla Catalano, di Bonate Sopra, sarta nella vita e nel sequel del film cult, che ora si può guardare sul grande schermo. I figuranti richiesti dalla produzione sono stati duemila: si sono presentati settemila aspiranti e di questi 600 sono stati impiegati come guest, ossia ospiti alla sfilata di Runway, la rivista diretta da Miranda. Catalano fa parte del ristretto gruppo di una decina di dresser, le costumiste che aggiustano i capi per le sfilate, ed è l’unica a farlo di mestiere nella vita. La sua carriera è cresciuta dopo gli studi di sartoria e confezione e un diploma da stilista. Inizialmente, ha intrapreso il percorso di indossatrice, calcando le passerelle del Nord Italia. Poi, dopo una serie di collaborazioni con importanti brand, a quarant’anni ha aperto il suo laboratorio.
La sarta




