
Il 6 maggio 1976 Giuseppe Turchetti aveva 12 anni: l’Orcolat gli portò via casa e affetti. A distanza di 50 anni, con la Protezione civile è in prima linea per aiutare le altre vittime dei terremoti
Giuseppe Turchetti cammina per una stretta via in acciottolato e si ferma davanti a un edificio giallo chiaro, nel centro di Gemona. E’ la sua casa di famiglia, dove ha vissuto con i genitori e le sorelle fino al 6 maggio 1976. Quel giorni di cinquant’anni fa, alle 21, una scossa di magnitudo 6.4 distrusse la sua casa, gran parte del centro di Gemona e tanti paesi dei dintorni. L’Orcolat («orcaccio» in friulano, riferimento ad un antica leggenda locale) coinvolse 137 Comuni per un totale di 100 mila sfollati, 18 mila edifici distrutti e 75 mila danneggiati e 989 vittime. Tra queste, c’erano anche la mamma e le sorelle di Giuseppe, che all’epoca aveva 12 anni. E una delle case distrutte era la sua.
Oggi, la casa di famiglia è quasi uguale a com’era prima di quella sera: merito del cosiddetto «modello Friuli» basato sulla gestione locale di poteri e risorse che riuscì nell’impresa di terminare la ricostruzione in circa dieci anni.




