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La Cassazione su Open Arms: quello di Salvini non fu sequestro

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di Redazione Politica

«Ci hanno messo cinque anni di processo costato milioni agli italiani per riconoscere che ho semplicemente fatto il mio lavoro», commenta il leader leghista

«La condotta contestata a Matteo Salvini, ossia l’avere, nella qualità di ministro dell’Interno ed abusando dei propri poteri, privato indebitamente della libertà personale 147 migranti, omettendo senza giustificato motivo di esitare positivamente le richieste di Pos (place of safety) inoltrate al suo Ufficio di gabinetto, così provocandone l’illegittima privazione della libertà personale, costringendoli a rimanere a bordo della nave Open Arms, non può rientrare nella sfera di applicazione del sequestro di persona».

Sono le motivazioni alla sentenza di Cassazione che lo scorso dicembre ha reso definitiva l’assoluzione dell’allora ministro dell’Interno nella vicenda dell’imbarcazione della Ong che nell’agosto 2019 aveva soccorso una nave in difficoltà rimanendo però in mare 19 giorni. Fu l’intervento della procura di Agrigento, che sequestrò l’imbarcazione, a permettere lo sbarco a Lampedusa. Fino ad allora, «ai migranti è stato impedito l’ingresso nel porto di Lampedusa e lo sbarco, tuttavia a costoro non è stato impedito dall’Autorità italiana, e segnatamente da Salvini di far rotta in altra direzione», è il ragionamento della corte. 

Nelle 78 pagine

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