
di Aldo Grasso
Le nuove indagini, le consulenze scientifiche e le ricostruzioni balistiche contano meno delle ore trascorse in tv da avvocati, giornalisti, consulenti vari
I recenti sviluppi dell’inchiesta di Garlasco hanno riesumato il «bastiancontrarismo» di maniera, uno dei vizi intellettuali più compiaciuti.
Secondo questa tesi, il merito della svolta spetterebbe tutto a Milo Infante, Massimo Giletti, Pino Rinaldi e agli altri conduttori che, tra un teatrino quotidiano e l’altro, avrebbero contribuito a sciogliere uno dei più incredibili cold case nazionali.
Certo, sostiene il bastian contrario di turno, quei talk show erano pura commedia all’italiana — macabra e grottesca nella sua spudorata insistenza su ogni dettaglio — eppure avrebbero fatto il loro «sporco lavoro».
In questa «narrazione», la Procura di Pavia svanisce (anche per il corretto silenzio mantenuto).
Le nuove indagini, le consulenze scientifiche e le ricostruzioni balistiche contano meno delle ore trascorse in tv da avvocati, giornalisti, consulenti vari che hanno permesso l’insorgere di nuovi personaggi fino a quel momento sconosciuti. La cui pervicacia non si è misurata sulla qualità dei contributi, ma sulla costanza dell’apparire.
Le liti da bar, elevate a format, sono diventate improvvisamente «svolte decisive». Se pure in alcuni casi questi



