
di Greta Privitera
Ore d’ansia per le condizioni fisiche della Nobel per la Pace. È stata arrestata quattordici volte, l’ultima a dicembre 2025
Per Kiana Rahmani «il corpo di mia madre è esausto». Per gli anni in carcere, per le torture che ne hanno segnato la memoria, per la guerra in corso, per gli scioperi della fame che hanno scandito la sua vita di attivista. Kiana vive a Parigi ed è figlia di Narges Mohammadi, che non abbraccia da undici anni. La madre, ingegnera Nobel per la Pace, è stata portata d’urgenza in ospedale a Zanjan, la città in cui si trova il penitenziario dove è reclusa, dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni fisiche. La famiglia parla di un quadro clinico gravissimo: «Mamma è in pericolo di vita». E chiedono che venga trasferita a Teheran, dove potrebbe essere seguita da un’équipe medica che già conosce il suo caso.
Mohammadi è stata arrestata di nuovo a dicembre 2025, durante un comizio a Mashhad, e da allora le sue condizioni non hanno fatto che peggiorare. I familiari riferiscono che la donna avrebbe subito due episodi di perdita di coscienza e una crisi cardiaca, che attribuiscono anche a mesi




