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L’intelligenza artificiale non è cosa (solo) da ingegneri. La lezione che arriva da Meta e Oracle

di Daniele Manca

L’ondata di licenziamenti annunciata dalle due società ci deve far capire che non dobbiamo chiudere gli occhi di fronte al fatto che lo tsunami dell’Ai può essere superiore rispetto alle previsioni

L’Istat ha reso noto la scorsa settimana che il 54,3% degli italiani ha competenze digitali. Una buona notizia. Abbiamo tempo fino al 2030 per arrivare all’obiettivo dell’80% fissato dalla Commissione europea. Ci può fare molto piacere sapere che l’87,3% della popolazione ha un accesso a Internet, ma solo il 17,9% fa un uso combinato di personal computer, smartphone, console, smartwatch. Quota che sale al 27,8% tra i 25 e i 34 anni. Ma è sempre meno di un giovane su tre. Se si pensa che, fatta cento la forza lavoro, le persone occupate in Italia con meno di 30 anni sono poco più del 18%, il dato dell’uso combinato di strumenti digitali è particolarmente pesante. Il ciclo di licenziamenti avviati nella Silicon Valley legato all’avvento dell’intelligenza artificiale, ci dice che è in atto una trasformazione in cima alla catena del valore. I 25 mila licenziamenti a Oracle, e ancor più gli ottomila tagli annunciati da Meta, che ha il più alto livello di

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