
IL DIAVOLO VESTE PRADA 2. Nelle sale
Per costruzione tipologica / psicologica non esiste un film più simile ai classici Disney del Diavolo veste Prada: principesse generose, sorellastre corrose dal virus dell’invidia, principi azzurri discreti, saggissimi e un po’ inutili pronti ad aspettare nell’ombra, consiglieri che la sanno lunga, tycoon avidi e le solite fatine della moda. Vent’anni dopo il film capostipite, ormai un cult assodato, poco o nulla è cambiato nell’universo di Miranda Priestley (Meryl Streep), direttore globale della più patinata e lungimirante rivista di moda americana, l’immaginaria Runway, alle prese con la crisi dell’editoria, vicina a una super promozione che vale come un Oscar alla carriera. Miranda è la solita tiranna, comincia a sentire il peso dell’impero e per fortuna ha vicini a sé due signori impagabili: sul lavoro, il gran visir Nigel Kipling (Stanley Tucci) e, a casa, il compagno musicista, Stuart (Kenneth Branagh) che la supporta-sopporta nei momenti tristi.
Molto invece è cambiato nel mondo dell’ex stagista Andy Sachs (Anne Hathaway), ora affermata giornalista investigativa del New York Vanguard. La vediamo sul punto di ricevere un premio, raggiunta – come tutta la redazione del NYV – da un licenziamento via whatsapp. Nigel si ricorda di lei e le




