
di Sandra Cesarale
Il rapper è fra i protagonisti del Primo Maggio in piazza San Giovanni a Roma: «È un palco che amplifica ogni parola che dici, spero di smuovere i ragazzi della mia generazione»
Santo Romano e Giovanbattista Cutolo: sono soltanto due dei molti giovani innocenti uccisi a Napoli. Li ricorderà, insieme a tanti altri, Geolier, campione dell’urban italiano, stasera sul palco del Concertone in piazza San Giovanni a Roma. «Voglio pronunciare i loro nomi — racconta — Non facevano parte di nessun clan o sistema camorristico, erano studenti, musicisti, lavoratori che si sono trovati nel momento sbagliato di fronte alle persone sbagliate».
Perché stasera?
«Perché non voglio che queste morti vengano considerate “normali”. Quello del Primo Maggio è un palco importante, ogni tua parola viene amplificata. Dicendo quei nomi posso anche smuovere qualcosa nelle teste dei ragazzi della mia generazione. Non voglio dare il solito messaggio che si trasforma in una frase fatta. Sono sincero, dico sempre quello che penso, se no sto zitto».
«Tutto è possibile», il suo ultimo album, è molto emotivo.
«È il mio disco più sentito perché ho deciso di non rispettare standard, temi e forse anche le aspettative




