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«Il benessere del pianeta passa dall’acqua»: così Venezia è diventata il laboratorio della svolta «blu»

di Massimiliano Del Barba

Dal 3 all’8 giugno gli incontri della Venice Climate Week con, fra gli altri, Jeremy Rifkin, Maurizio Martina e Sylvia Earle . «Quanto costa non fare?»

Ricorda Max Leonard nel suo Le vie del Freddo, storia del ghiaccio e della civiltà (Einaudi, 2025) che ventimila anni fa, al tempo cioè dei dipinti conservati nelle grotte di Lascaux, in Dordogna, il Mediterraneo era una lago molto più piccolo di come si presenta ora. Addirittura, prosegue, «le attuali isole britanniche erano collegate ai Paesi Bassi dal Doggerland, un’area di tundra in cui il Tamigi, il Reno e la Schelda si incontravano sfociando poi nell’Atlantico attraverso un canale gigantesco».

Diecimila anni dopo, i ghiacci hanno incominciato a ritirarsi, la marea è cresciuta e il continente ha assunto l’aspetto che è a noi famigliare. Purtroppo — ed è la cattiva notizia — questo trend non è destinato a interrompersi, al contrario. In un futuro neanche troppo lontano, a causa dell’accelerazione impressa dall’economia dell’idrocarburo al processo di riscaldamento globale, le città costiere, nate in epoca medievale e cresciute demograficamente fino a oggi, saranno le prime a farne le spese. Secondo la Nasa il livello del mare sta aumentando

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