
Il governo cinese blocca l’acquisizione da parte di Meta dell’azienda. Manus, di origine cinese, dovrà tornare indipendente (mentre i proprietari non possono lasciare la Cina).
La corsa all’intelligenza artificiale si fa sempre più serrata tra Stati Uniti e Cina. Una corsa fatta di investimenti multimiliardari, ricerca tecnologica, controllo di materie prime e, infine, sanzioni e divieti imposti in nome della “sicurezza nazionale”.
L’ultima mossa, in questo conflitto per la supremazia tecnologica, è stata giocata lunedì da Pechino, che per mezzo di una decisione governativa ha bloccato la vendita di una startup di intelligenza artificiale cinese all’americana Meta (l’azienda di Mark Zuckerberg), sebbene la prima fosse legalmente registrata a Singapore.
Il blocco di Pechino
Lunedì, l’ufficio della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (Ndrc), incaricato di valutare la sicurezza degli investimenti esteri, ha reso noto il suo divieto ad «investimenti esteri» nei confronti di Manus AI, «in conformità con le leggi e i regolamenti vigenti», divieto che «richiederà alle parti coinvolte di ritirare l’operazione di acquisizione».
La startup, nata in Cina, aveva infatti raggiunto lo scorso dicembre un accordo di acquisizione con Meta Platforms, il gigante tech di Mark Zuckerberg, che stava portando alla progressiva fusione dell’azienda all’interno




